AIFVS giornata mondiale 2019

Storie Napoletane  Il tempo dell’esistenza di ognuno di noi pare non essere contato in secondi, minuti, ore e anni.Ma da ciò che ci accade e che cambia la nostra storia personale che è anche quella della città.

on . Postato in Chi siamo

Storie Napoletane –https://www.facebook.com/105073104234567/posts/175086717233205/ Il tempo dell’esistenza di ognuno di noi pare non essere contato in secondi, minuti, ore e anni.Ma da ciò che ci accade e che cambia la nostra storia personale che è anche quella della città.
Una storia di sofferenza e di dolore. Elena e Biagio mai avrebbero immaginato che quella mattina così calda d’estate si sarebbe trasformata ben presto in un incubo terribile. “Se vuole vedere suo figlio venga all’obitorio”, tuonarono al cellulare di papà Biagio.
Ora tutti cercano la verità a distanza di oltre dieci anni. Luigi non c’è più e da quel giorno la vita dei suoi genitori è totalmente cambiata. Oggi sensibilizzano ragazzi e giovani per una guida responsabile, impegnandosi contro l’omicidio stradale.

https://www.facebook.com/storienapoletane/videos/2740735369338637/?t=12   safe image

Bergamo, omicidio del carabiniere Emanuele Anzini: l'AIFVS è ora parte civile al processo. Il presidente Pallotti: «Chiederemo per l'imputato il massimo della pena»

on . Postato in Chi siamo

«Il prossimo 14 febbraio saremo presenti come parte civile al processo nei confronti di Matteo Colombi Manzi, il trentacinquenne che, nella notte tra il 16 e il 17 giugno del 2019, ha travolto e ucciso con l'auto il carabiniere Emanuele Anzini, di 42 anni, in quel momento in servizio a un posto di controllo a Terno d'Isola, in provincia di Bergamo. Chiederemo per lui il massimo della pena».

emanuele anzini 4 681x381 678x381

Lo dice il presidente dell'Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada, Alberto Pallotti, che spiega: «Il giudice Massimiliano Magliacani ha ammesso la nostra associazione come parte civile del processo.

Verona, incidente del bus ungherese pieno di studenti. I familiari delle vittime: «Domani un'udienza importante, noi ci saremo. Chiediamo giustizia per i nostri 18 morti»

on . Postato in Chi siamo

«Chiediamo solo giustizia, nient'altro. I nostri ragazzi sono morti e non potremo mai più riabbracciarli, ma ci aspettiamo che il processo che riprende domani a Verona si concluda con un atto di giustizia». A lanciare questo appello sono i familiari degli studenti e professori ungheresi morti nel terribile incidente avvenuto il 20 gennaio 2017 vicino al casello di Verona Est sull'autostrada A4. Quella notte, un autobus che trasportava una scolaresca ungherese di ritorno da una gita andò a sbattere contro un pilone e prese fuoco.

FOTO ALBERTO PALLOTTI

Diciassette tra ragazzi e accompagnatori morirono avvolti dalle fiamme. «A loro si è aggiunto, nei mesi scorsi, il professore Vigh Gyorgy, che quella notte era a bordo del pullman e tentò di portare in salvo gli altri passeggeri, ma non riuscì a salvare i suoi due figli», dice a nome di tutti i familiari Endre Szendrei, zio di uno degli studenti morti, «anche lui è una vittima, perché a ucciderlo sono stati i postumi dell'incidente e il dolore per la perdita dei suoi ragazzi».
Per la strage sono indagate sei persone, tra cui l'autista dell'autobus Varga Janos. «Abbiamo grosse aspettative nei confronti di questo processo, siamo fiduciosi che alla fine i responsabili dell'incidente vengano condannati. All'udienza saranno presenti tanti familiari», aggiunge Szendrei.