Proposta di legge di Etienne Blanc, cofirmata da Guy Teissier, finalizzata a consentire alle parti civili di interporre appello in materia penale, contro le sentenze di scarcerazione e di assoluzione

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Proposta di legge di Etienne Blanc, cofirmata da Guy Teissier, finalizzata a consentire alle parti civili di interporre appello in materia penale, contro le sentenze di scarcerazione e di assoluzione

PRÉSENTÉE

Par M. Etienne BLANC

Député

ESPOSIZIONE DEI MOTIVI

Signore, Signori,

la vittima, a lungo esclusa dalla procedura penale, ha raggiunto, nel corso di questi ultimi venti anni un posto che fa di lei, parte civile, una parte vera del processo penale.

La riforma della procedura penale trae tutte le conseguenze da questo progresso, facendo riferimento al diritto delle “parti”, la parte “penale” e la parte civile messe così su un piano di parità.

Tuttavia, delle ingiustificate limitazioni al diritto della parte civile permangono nella nostra procedura.

Una di esse è stata d’altronde censurata dalla Corte costituzionale. Questa ha dichiarato contrario alla Costituzione l’articolo 575 del codice di procedura penale, articolo che limitava il diritto di ricorso della parte civile alla Corte di Cassazione.

Ma, in modo ancora più ingiustificato, la parte civile non dispone sempre della possibilità di presentare appello, nella sfera penale, contro una sentenza di scarcerazione o di assoluzione.

Tale limitazione è incoerente con il nostro diritto, poiché la parte civile non dispone sempre della possibilità di proporre appello contro una sentenza di non-luogo del giudice istruttore (articolo 186 del codice di procedura penale).

Le norme attuali privano inoltre la vittima, di fatto, del diritto di ottenere la riparazione del danno che essa ha potuto subire.

Esse contraddicono infine il principio, seppure riconosciuto dalla Corte di Cassazione, secondo il quale il ruolo della parte civile, lungi dal limitarsi ad una mera richiesta di ristoro materiale, è anche quello di partecipare “a stabilire la colpevolezza dell’imputato”

Per la vittima, una sentenza di assoluzione o di scarcerazione non ostacolata da un appello da parte della procura è spesso drammatica. Perché tale sentenza sta a significare che non è riconosciuta come vittima dalla giustizia, che i fatti non hanno mai avuto luogo, e perfino che si presume che la vittima abbia mentito.

Ciò è talmente vero che, fino al luglio 2010, l’articolo 226-10 del codice di procedura penale, relativo alla denuncia calunniosa, stabiliva una presunzione incontestabile di falsità dei fatti in caso di scarcerazione o assoluzione, comportante il rischio di una condanna penale per la vittima che ha denunciato i fatti.

Se il quantum della pena riguarda essenzialmente la società, la sentenza di scarcerazione od assoluzione coinvolge direttamente la vittima. Essa deve dunque avere la possibilità di esercitare il suo legittimo diritto di ricorrere e presentare appello contro questo tipo di sentenze.

E’ questo, appunto, l’obiettivo di questa proposta di legge, che intende mettere fine ad una anomalia giuridica e ad uno scandalo per le vittime coinvolte.


 

PROPOSITION DE LOI

Article 1er

1. Le 3° de l’article 497 du code de procédure pénale est ainsi rédigé :
2. « 3° A la partie civile, quant à ses intérêts civils seulement, sauf en cas de relaxe ; ».

Article 2
1. Le 4° de l’article 380-2 du code de procédure pénale est ainsi rédigé :
2. « 4° A la partie civile, quant à ses intérêts civils seulement, sauf en cas d’acquittement ; ».

Article 3
1. L’article 370 du code de procédure pénale est ainsi rédigé :
2. « Art.370.-Après avoir prononcé l’arrêt, le président avertit, s’il y a lieu, l’accusé et la partie civile de la faculté qui leur est accordée, selon les cas, d’interjeter appel ou de se pourvoir en cassation et leur fait connaître le délai d’appel ou de pourvoi. »

Article 4
1. Après le deuxième alinéa de l’article 380-11 du code de procédure pénale, il est inséré un alinéa ainsi rédigé :
2. « La partie civile peut se désister de son appel à tout moment. »

 

http://www.guyteissier.com/proposition-de-loi-detienne-blanc-cosignee-par-guy-teissier-visant-a-permettre-aux-parties-civiles-dinterjeter-appel-en-matiere-penale-des-decisions-de-relaxe-et-dacquittement/

 

FRANCIA - Settanta deputati dell’UMP (Union pour un Mouvement Populaire) sono cofirmatari di una proposta di legge che consentirebbe alle vittime il diritto di presentare appello, in caso di rilascio o assoluzione degli imputati.

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Settanta deputati dell’UMP (Union pour un Mouvement Populaire) sono cofirmatari di una proposta di legge che consentirebbe alle vittime il diritto di presentare appello, in caso di rilascio o assoluzione degli imputati.

La madre di una vittima ha portato la sua testimonianza, martedì scorso,  su RMC (Radio Montecarlo?). Il deputato-sindaco (UMP) del dipartimento dell’Ain, Etienne Blanc, depositerà una proposta di legge presso l’Assemblea nazionale mercoledì, tendente a consentire alle vittime di proporre appello contro le sentenze, in caso di scarcerazione od assoluzione.

Ai suoi occhi, si tratta di “riparare un’ingiustizia”, perché “il procuratore della Repubblica può proporre appello, l’autore del reato anche. La vittima non può farlo”.

Oggi, in un processo penale, è il procuratore della Repubblica che può proporre appello contro le sentenze, in caso di scarcerazione, assoluzione, o quando ritenga che la pena sia insufficiente. L’imputato può, anch’egli, appellarsi contro la sentenza pronunciata. Le vittime, proprio loro, non possono presentare appello se non riguardo a decisioni concernenti il loro indennizzo. Ma esse non possono chiedere alla Corte d’appello di condannare.

La proposta di legge vuole ristabilire un’“equità” tra le vittime e gli imputati. Essa è co-firmata da 70 deputati, tra i quali Henri Guaino, Marc Le Fur, Benoist Apparu, Franck Riester.

Già nel gennaio 2012, Christian Estrosi, deputato-sindaco UMP di Nizza, aveva presentato una proposta di legge in questa direzione. Senza successo.

“Produttore di pacificazione” o “confusione dei ruoli”.

Orbene, questa legge sarebbe un “produttore di pacificazione”, per Alexandre Giuglaris, delegato generale dell’Istituto per la Giustizia. “Non si tratta di vendetta, ma di mettere la vittima su un piano di uguaglianza con l’imputato”. Secondo lui “la prima tappa della ricostruzione è che la vittima sia considerata dalla giustizia, appunto, una vittima”.


Al contrario, Françoise Martres, presidente del Sindacato della magistratura, getta l’allarme su una possibile deriva negativa. Ella teme principalmente una “confusione dei ruoli”, con una vittima “elevata al rango di procuratore”. Secondo lei, “non spetta alla vittima chiedere una condanna, non esercita tale potere. Deve avere un suo ruolo, solo il suo ruolo”.


“Tradita ed abbandonata”.

Michelle Bidart è madre di un figlio autistico di 32 anni. Nel 2003, suo figlio è stato violentato da un uomo. Il processo si è svolto nel 2008, l’uomo è stato rilasciato e la procura non ha presentato appello contro questa decisione. E lei (la madre) non ha potuto fare nulla.

“Improvvisamente, il tutto vi cade addosso, non se ne parla più”. Sottolinea che la sua famiglia sta ancora pagando, “ci sono delle conseguenze ancora gravi”. Si sente “tradita ed abbandonata dalla giustizia”.

“E’ necessario essere su un piano di eguaglianza, questa è la prima delle giustizie”, insiste…


http://rmc.bfmtv.com/info/548417/acquittement-vers-une-loi-permettre-aux-victimes-faire-appel/

 

Carissimo Umberto, il forum, come tutte le diavolerie della rete, viene frequentato da chi possiede gli strumenti e le conoscenze per accedervi. Tra i forum che l'associazione mette a disposizione dei suoi associati quello di assistenza psicologica è un f

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Carissimo Umberto, il forum, come tutte le diavolerie della rete, viene frequentato da chi possiede gli strumenti e le conoscenze per accedervi. Tra i forum che l'associazione mette a disposizione dei suoi associati quello di assistenza psicologica è un forum frequentato nel silenzio della lettura. 

Anche quando nessuno scrive una risposta alle nostre proposte di riflessione, un discreto numero di persone lo legge. E' per tutti questi lettori silenziosi che continuiamo a lanciare bottiglie nel mare, nella speranza che sempre più persone, come lei, le raccolgano e leggano i nostri messaggi. 

Quelli della psicologia sono messaggi che ancora nel nostro paese, arretrato culturalmente rispetto al resto dei paesi occidentali, quasi sempre cadono nel vuoto. Le persone temono di essere giudicate o considerate poco sane di mente, e non raccolgono invece lo spirito che guida l'azione di chi si dedica a questa professione: aiutare le persone a risolvere le difficoltà che la vita mette loro davanti! 

La psicologia è una disciplina pratica, concreta, che usa la parola per trasformare il mondo delle persone e il mondo in cui viviamo in luoghi piacevoli da abitare. Perché questo possa avvenire è necessario che le persone si affidino. Se lei scrive, Umberto, probabilmente ha giudicato affidabile questo contesto: sa che qualunque cosa vorrà condividere con noi non sarà giudicata o considerata strana. Ha fiducia e ci aiuta ad avere fiducia in quello che cerchiamo di fare. 

Il linguaggio psicologico e i percorsi che la psicologia ci propone richiedono fiducia perché a volte scardinano le nostre certezze e ci chiedono di vedere le cose da altri punti di vista, punti di vista diversi da quelli dei luoghi comune. 

Veniamo alla parola "limbo" che lei giustamente usa per esprimere quella condizione di sospensione nella quale il tempo smette di scorrere in forma lineare e comincia a ritornare sempre su se stesso (l'eterno ritorno, lo chiamavano gli antichi), condizione nella quale piombiamo quando un dolore così grande da spezzare il nostro cuore ci colpisce a causa della morte di una persona che amavamo. 

Nell'esperienza del lutto, questo stato di sospensione dalle cose, dalla vita, dallo scorrere, dal flusso, ci coglie e ci costringe a restare in balia del suo potere. Ci porta a stare fuori dalla vita, nell'indecisione, come lei afferma, tra l'essere addolorati per la perdita e l'essere speranzosi che l'altro viva una condizione di pace e serenità, e che quindi anche noi possiamo ritornare ad essere sereni. E' come se questi due sentimenti si equivalessero dentro di noi e ci lasciassero bloccati, sospesi nel Limbo, appunto. 

Questa, Umberto, è una fase del lutto (che nel suo caso, come in quello di molti lettori del forum, le ricordo, è complicato, non normale, diciamo, tra virgolette. Ed è per questo che dura più a lungo). 

Prima o poi, la vita ci ricatturerà nel suo scorrere e due saranno le possibilità: 

1 - ammalarsi e morire precocemente 

2 - lasciare andare l'altro verso la sua nuova vita, smettendo di trattenerlo su questa terra. 

Nel primo caso, il nostro dolore sarà stato inutile e, non essendosi trasformato in qualcosa di costruttivo, procurerà esclusivamente altro dolore ad altre persone che ci amano e dipendono da noi. E darà la misura della nostra immaturità affettiva. 

Nel secondo caso, il lutto procederà verso un'elaborazione. La vita di quella persona riprenderà il suo corso, avendo fatto tesoro del dolore sofferto. 

La persona che avrà elaborato il proprio lutto sarà una persona più bella, più complessa, più serena. Darà un nuovo senso alla propria vita, e sarà di guida ad altre persone. Possederà una concezione più ampia dell'amore e una comprensione più profonda della vita, liberandosi dell'ossessione per la perdita della persona amata, uscendo dal limbo, imparando e insegnando ad altri ad amare in modo più profondo e più saggio. 

In alcuni casi, è difficile compiere da soli o con i consigli dei nostri conoscenti questa trasformazione. In questi casi, è necessario affidarsi all'aiuto di qualcuno che sappia condurci per mano verso questa metà. Gli psicologi sono le uniche persone specificamente formate per aiutarci a percorre questo cammino capace di trasformare la sofferenza e il dolore in nuova vita per noi e per coloro che amiamo. 

Perciò vi invito nuovamente a non lasciar morire questo forum virtuale nella speranza che possa condurci alla creazione di un forum reale nel quale incontrarci concretamente e aiutare altri a trasformare il proprio dolore in nuova linfa vitale. 

Un abbraccio forte forte, Umberto, a lei e a sua moglie e a tutti i lettori del forum, nella speranza che come lei abbiano fiducia e condividano con noi le proprie esperienze.
Stefania Tucci, psicologa-psicoterapeuta

http://www.vittimestrada.org/UGF/viewtopic.php?lng=it&id=22&t_id=137&pagina=1

 

 

Sicurezza stradale, il pericolo maggiore in città? I motorini che fanno zig zag nel traffico: sondaggio Auto e vigile

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Sicurezza stradale, il pericolo maggiore in città? I motorini che fanno zig zag nel traffico: sondaggio
Auto e vigile
(Sesto Potere) – Bologna, 1 dicembre 2013 – Indisciplinati e distratti, così sono risultati essere gli automobilisti Italiani, in un recente sondaggio condotto dal Centro Studi e Documentazione Direct Line – la compagnia di assicurazione on line – che ha voluto verificare la nostra consapevolezza in merito ai comportamenti da evitare e ritenuti più pericolosi alla guida. Ben l’80% del campione intervistato sull’argomento ha riconosciuto come fonte di maggiore pericolo l’abitudine di inviare e leggere sms mentre si è alla guida. A seguire, con percentuali molto consistenti, troviamo i sorpassi praticati senza avere la giusta visuale della strada (76%) e il mettersi alla guida dopo aver bevuto “un bicchiere di troppo” (74%). Molto diffusi sono anche comportamenti quali distrarsi distogliendo lo sguardo dalla strada (68%) e parlare al cellulare senza utilizzare l’auricolare (64%).

Ecco nello specifico la classifica dei comportamenti più pericolosi secondo gli automobilisti italiani:

‘Top Ten’ dei comportamenti più pericolosi secondo gli automobilisti italiani
1. Inviare e leggere sms mentre si guida
2. Fare sorpassi senza avere la giusta visuale della strada
3. Guidare dopo aver bevuto un bicchiere di troppo
4. Distrarsi e non guardare la strada
5. Guidare parlando al cellulare senza auricolare
6. Non mantenere le distanze di sicurezza
7. Superare i limiti di velocità
8. Guidare mangiando
9. Guidare fumando
10. Altro
Nel concreto, come si comportano gli italiani alla guida? Predicano bene e razzolano male o sono effettivamente attenti e corretti? Purtroppo solo il 35% del campione afferma di essere attento e scrupoloso e di non effettuare nessuno dei comportamenti individuati nella classifica. Invece l’infrazione più gettonata sembra essere il superamento dei limiti di velocità, praticata dal 27% degli intervistati, mentre il 20% ammette di non mantenere le distanze di sicurezza. L’utilizzo dell’auricolare è sconosciuto al 19% del campione, il 12% invece si concede spesso una sigaretta quando è alla guida. Sms e distrazioni che distolgono l’attenzione dalla strada sono la pecca del 22%, mentre un non tempestivo spuntino alla guida è il punto debole del 10% dei guidatori.

Più responsabili invece per quanto riguarda i sorpassi azzardati e il mettersi alla guida dopo aver assunto alcolici: ad ammettere questo tipo di trasgressioni sono infatti rispettivamente solo il 3 e il 4% degli intervistati.

Analizzando i dati per fasce d’età, è interessante notare come i più inclini a distrarsi siano proprio i giovani tra i 18 e i 24 anni, mentre i più infastiditi dall’uso dell’auricolare i guidatori tra 25 e i 34 anni. A rafforzare le opinioni condivise troviamo anche il dato che assegna agli over 45 il premio dei più responsabili, solo il 2% afferma infatti di mettersi alla guida dopo aver bevuto alcolici.

Com’è la situazione invece nelle nostre città? Dal sondaggio emerge che gli italiani quando guidano in città non sono solo fonte di potenziale pericolo, ma sono anche vittime dei comportamenti scorretti degli altri automobilisti e anche purtroppo della non sempre ottimale situazione delle nostre strade.

Il principale fattore di rischio in città risulta con il 56% la cattiva abitudine di zigzagare dei motorini nel traffico mentre sempre secondo la ricerca, più della metà degli intervistati riconosce negli automobilisti “selvaggi” una concreta minaccia per chi guida (54%). Altri fattori evidenti di rischio sono i cambi di direzione non segnalati da parte dei ciclisti, pratica che preoccupa il 38% del campione, mentre ad impensierire un altro 48% degli italiani ci pensano le buche sul manto stradale.

Nella top ten dei pericoli per chi guida in città troviamo anche il pavé bagnato (14%) e gli insidiosi binari del tram (7%).

‘Top Ten’ dei pericoli per chi guida in città
1. I motorini che fanno zig zag nel traffico
2. Gli automobilisti selvaggi
3. Le buche delle strade
4. I ciclisti che non segnalano i cambi di direzione
5. Il pavé bagnato
6. I tombini
7. I binari del tram
8. I dossi artificiali
9. I lavori stradali
10. Le rotonde

http://www.sestopotere.com/sicurezza-stradale-il-pericolo-maggiore-in-citta-i-motorini-che-fanno-zig-zag-nel-traffico/

 

Sicurezza, arriva iI Libro Bianco Goodyear. Realizzato con la Federazione europea delle autoscuole, la pubblicazione è stata presentata a Bruxelles

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Sicurezza, arriva iI Libro Bianco Goodyear. Realizzato con la Federazione europea delle autoscuole, la pubblicazione è stata presentata a Bruxelles

Un Libro Bianco sulla sicurezza stradale dal titolo “La sicurezza alla guida innanzitutto: migliorare la sicurezza stradale dei neopatentati”. Lo hanno presentato in questi giorni a Bruxelles in occasione di una tavola rotonda organizzata dal Consiglio europeo per la sicurezza dei trasporti, ma soprattutto pubblicato da Goodyear Europa, Medio Oriente e Africa (EMEA) in seguito a un progetto di ricerca realizzato con la Federazione europea delle autoscuole (EFA).

Il progetto analizza gli atteggiamenti degli istruttori di guida europei rispetto alla sicurezza stradale dei giovani automobilisti. La ricerca si basa su una precedente indagine di Goodyear sulla sicurezza stradale dei neopatentati e fornirà raccomandazioni ai politici, agli attori della sicurezza stradale e all’industria automobilistica per migliorare la sicurezza stradale dei neopatentati.

Questa ricerca è la quarta indagine annuale sulla sicurezza stradale di Goodyear ed è la prima che si concentra sul ruolo svolto dalla formazione degli automobilisti. Per il secondo anno consecutivo Goodyear EMEA lavora a stretto contatto con l’EFA, la federazione europea degli istruttori di guida e delle autoscuole. Alla base della ricerca vi è una nuova indagine condotta su 2334 istruttori di guida nell’Unione europea e su alcuni campioni rappresentativi in Russia, Turchia e Sudafrica.

E’ la prima indagine di questo tipo che riunisce su scala così vasta le opinioni degli istruttori di guida e rileva alcuni risultati interessanti,

come il ruolo fondamentale dei genitori nello sviluppare i comportamenti di guida dei giovani e le profonde differenze nella formazione degli automobilisti nei vari paesi.

http://www.repubblica.it/motori/sezioni/sicurezza/2013/12/02/news/sicurezza_arriva_ii_libro_bianco_goodyear-72273187/