VOLANTINO (in italiano ed inglese) DISTRIBUITO IL 29 aprile 2008, davanti alla Camera dei Deputati ed al Senato della Repubblica, in occasione dell’inizio della XVI legislatura

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VOLANTINO (in italiano ed inglese)

DISTRIBUITO IL 29 aprile 2008,

davanti alla Camera dei Deputati ed al Senato della Repubblica,

in occasione dell’inizio della XVI legislatura

FERMATE LE STRAGI STRADALI!

APPELLO A TUTTI I PARLAMENTARI

Gentili Senatori e Deputati, nel giorno di nascita di questa XVI Legislatura, fiduciosi rivolgiamo a Voi il nostro appello.

Gli incidenti stradali, nel nostro paese, rappresentano una vera calamità nazionale: ogni anno, più di 6.000 morti, oltre 20.000 invalidi gravi e più di 300.000 feriti! L’Europa ci chiede di ridurre, entro il 2010, almeno del 50% l’incidentalità stradale.

Nella passata legislatura, dei passi, seppur molto timidi, in questa direzione sono stati avviati, con parlamentari di tutti gli schieramenti.

Il nostro augurio è che il numero di deputati e senatori realmente intenzionati a porre un freno alle stragi stradali sia sempre più alto. E che, sia le forze di governo (con la loro più che ampia maggioranza), sia quelle di opposizione, sappiano lavorare insieme per risolvere un problema che interessa tutti i cittadini, di qualunque idea politica.

Noi riteniamo che per la prevenzione degli incidenti ciascuno debba fare la propria parte: le istituzioni, le aziende, gli utenti.

È prioritario per la giustizia porre fine alla sottovalutazione del danno e della gravità della colpa e alle pene esigue e mai espiate per coloro che tengono in dispregio le regole della civile convivenza e la stessa vita umana: favorire il colpevole è discriminare, danneggiare le vittime e la civiltà, diffondere nella società il messaggio che si può delinquere impunemente!

L’A.I.F.V.S. è da anni in prima linea nel prestare conforto umano, sostegno psicologico e legale alle vittime della strada, e nell’esercitare una rispettosa ma puntuale pressione su tutte le forze politiche, perché mettano tra le loro priorità la sicurezza stradale e l’assistenza alle vittime.

In noi prevale il massimo senso di collaborazione e di fiducia nei confronti di tutti Voi, rappresentanti del popolo italiano.

Anche in questa neonata legislatura saremo attenti osservatori del Vostro lavoro, pronti a lodare pubblicamente quanti si impegneranno per la soluzione del problema, ma altrettanto fermi nel far conoscere all’opinione pubblica i nomi di quanti remeranno contro, magari per difendere interessi economici particolari!

Grazie dell’attenzione e buon lavoro a tutti Voi!

L’AIFVS chiede a questo Governo un nuovo percorso:

fare ogni sforzo a sostegno del bene comune,

porre fine alla violazione della dignità delle vittime!

STOP THE SLAUGHTER ON THE ROAD!

APPEAL TO ALL THE MEMBERS OF PARLIAMENT

Our dear Senators and Deputies, today the sixteenth legislature begins and we hopefully address our appeal to you.

The road accidents, in our country, are a real national emergency: every year, more than 6,000 people die, over 20,000 become serious invalids and more than 300,000 are wounded! The European Community has asked us to reduce road accidents, before the year 2010, by at least 50 per cent.

During the past legislature, some steps, though timid, in this direction, were taken, by Members of Parliament belonging to all the coalitions.

We wish that the number of deputies and senators truly inclined to impede slaughter on the road were ever higher. And that, both the government parties (very strong, thanks to their ample majority) and the opposing parties, could work together, in order to resolve a very important problem for all the citizens, regardless of their political ideas.

We think that, to prevent the accidents, everybody must do their duty: institutions, industry, users of the roads.

First of all, the law courts must stop underestimating the harm and the seriousness of the crime; and they must put an end to the slight punishments, never expiated, for those who despise the rules of a civilized society and human life itself: favouring the guilty means discrimination and damage for the victims and Civilisation, propagating in the Society the message that it’s possible to commit a crime with impunity!

The A.I.F.V.S. has been in the front-line for years, in giving human comfort, psychological and legal support to the road victims; and in putting pressure, respectfully but precisely, on all the political parties, so that they begin to consider road safety and assistance to the victims more important.

We feel the greatest sense of collaboration and trust towards you all, representatives of the Italian People.

Also during this new-born legislature, we’ll carefully observe your work, be ready to praise publicly all who will commit themselves in order to solve the problem but, at the same time, be very firm in notifying public opinion of those who won’t cooperate, perhaps to protect particular economic interests!

Many thanks for your attention and good work to you all!

The AIFVS asks this Government a new policy:

To work as hard as possibile for the welfare of the people,

To stop the violation of victims’ dignity!

FRANCIA. Una proposta di legge per dare più diritti alle vittime

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FRANCIA. Una proposta di legge per dare più diritti alle vittime

70 deputati dell'UMP propongono una legge che consenta alle vittime di presentare appello in un processo penale dopo una sentenza di assoluzione o di scarcerazione contro il parere dei magistrati. Un'idea contestata da diverse organizzazioni di magistrati.

Un dibattito fondamentale. Le vittime non potrebbero avere gli stessi diritti dei delinquenti? 70 deputati dell'UMP, guidati da Étienne Blanc, deputato UMP del dipartimento dell'Ain, hanno presentato martedì pomeriggio una proposta di legge tendente a consentire alle parti civili di appellarsi contro sentenze di scarcerazione o di assoluzione. Un'idea presente nel programma elettorale del candidato Nicolas Sarkozy, rimasto nello stato di progetto di legge a causa dell'intasamento dell'agenda parlamentare a fine mandato.

Scomparsa delle vittime

Per Étienne Blanc, si tratta di colmare una lacuna: "Se le vittime sono presenti nel corso dell'intera procedura penale in quanto parti civili, hanno diritto al confronto, ad ottenere atti di istruzione ed alla riparazione, è sorprendente che esse non possano presentare appello allo stesso titolo del procuratore o della difesa", questa l'opinione di Étienne Blanc. "Certamente la procedura penale protegge la società. Ma è necessario poter includere le vittime esposte, a titolo individuale, in prima linea, alla delinquenza. Non esiste alcun motivo per il quale, al momento della sentenza, essa spariscano puramente e semplicemente, e non abbiano diritto ad una seconda lettura. Non è assolutamente equo".
Per i deputati all'origine di questa proposta di legge, in parte suggerita dai lavori dell'Istituto per la giustizia, "questa mancanza" è problematica per le vittime, "al di là di quanto incide sulla riparazione degli interessi civili, quando il procuratore della Repubblica si rifiuta di presentare appello in caso di scarcerazione, senza contare il fatto che il non riconoscimento della colpevolezza pone problemi per la ricostruzione delle vittime".

Eppure questa proposta di legge è lungi dall'avere l'adesione dei magistrati, che si tratti dell'Unione sindacale dei magistrati o della Conferenza nazionale dei procuratori. "I casi nei quali i procuratori non propongono appello sono infinitesimali, perché sarebbe rinnegare la propria requisitoria. C'è allora bisogno di fare una legge solo per qualche caso?", si chiede Christophe Régnard, presidente dell'USM. "Inoltre è confondere l'azione giudiziaria e la condanna penale con la vendetta privata. Avete mai visto una vittima soddisfatta di un verdetto"?

Vaso di Pandora

Perché quello che suscita più timori nei magistrati è che questo allargamento dell'appello apra il vaso di Pandora, e che la tappa successiva sia la possibilità per le vittime di proporre appello relativamente al quantum delle pene. "Non è assolutamente in discussione", afferma vigorosamente Étienne Blanc, che pone una netta distinzione fra "il principio di colpevolezza e quello della riparazione di un pregiudizio".
Bruno Dalles, procuratore di Melun e vicepresidente della Conferenza nazionale dei procuratori, fermamente contrario all'appello per le vittime, contesta "la convinzione che una misura di questo tipo proteggerà meglio le vittime. Soprattutto farebbe pesare su di esse una responsabilità troppo forte, quando invece il nostro sistema tende a sgravarle del peso della pena. È fondamentale che la vittime rimanga al proprio posto e che non ci sia confusione con il ruolo del procuratore. Inoltre, si può temere che qualche associazione si serva dei processi come di cassa di risonanza, ai danni delle vittime, spesso ferite da tali intrighi. L'essenziale oggi è piuttosto fare in modo che i diritti già presenti delle vittime siano già rispettati!"
Medesimo suono di campana da parte di alcune delle stesse associazioni pro vittime, come la Federazione nazionale delle vittime di attentati ed incidenti collettivi. Stéphane Gicquel, suo segretario generale, afferma che "non serve a niente accumulare diritti sulla carta quando l'effettività dei diritti esistenti non è assicurata. I diritti delle vittime sono fragili ed il loro posto è spesso contestato nel processo penale. Sarebbe confondere il loro ruolo e toccare l'architettura del diritto francese", la sua opinione.

http://www.lefigaro.fr/actualite-france/2013/12/04/01016-20131204ARTFIG00250-une-proposition-de-loi-pour-donner-plus-de-droits-aux-victimes.php

 

Proposta di legge di Etienne Blanc, cofirmata da Guy Teissier, finalizzata a consentire alle parti civili di interporre appello in materia penale, contro le sentenze di scarcerazione e di assoluzione

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Proposta di legge di Etienne Blanc, cofirmata da Guy Teissier, finalizzata a consentire alle parti civili di interporre appello in materia penale, contro le sentenze di scarcerazione e di assoluzione

PRÉSENTÉE

Par M. Etienne BLANC

Député

ESPOSIZIONE DEI MOTIVI

Signore, Signori,

la vittima, a lungo esclusa dalla procedura penale, ha raggiunto, nel corso di questi ultimi venti anni un posto che fa di lei, parte civile, una parte vera del processo penale.

La riforma della procedura penale trae tutte le conseguenze da questo progresso, facendo riferimento al diritto delle “parti”, la parte “penale” e la parte civile messe così su un piano di parità.

Tuttavia, delle ingiustificate limitazioni al diritto della parte civile permangono nella nostra procedura.

Una di esse è stata d’altronde censurata dalla Corte costituzionale. Questa ha dichiarato contrario alla Costituzione l’articolo 575 del codice di procedura penale, articolo che limitava il diritto di ricorso della parte civile alla Corte di Cassazione.

Ma, in modo ancora più ingiustificato, la parte civile non dispone sempre della possibilità di presentare appello, nella sfera penale, contro una sentenza di scarcerazione o di assoluzione.

Tale limitazione è incoerente con il nostro diritto, poiché la parte civile non dispone sempre della possibilità di proporre appello contro una sentenza di non-luogo del giudice istruttore (articolo 186 del codice di procedura penale).

Le norme attuali privano inoltre la vittima, di fatto, del diritto di ottenere la riparazione del danno che essa ha potuto subire.

Esse contraddicono infine il principio, seppure riconosciuto dalla Corte di Cassazione, secondo il quale il ruolo della parte civile, lungi dal limitarsi ad una mera richiesta di ristoro materiale, è anche quello di partecipare “a stabilire la colpevolezza dell’imputato”

Per la vittima, una sentenza di assoluzione o di scarcerazione non ostacolata da un appello da parte della procura è spesso drammatica. Perché tale sentenza sta a significare che non è riconosciuta come vittima dalla giustizia, che i fatti non hanno mai avuto luogo, e perfino che si presume che la vittima abbia mentito.

Ciò è talmente vero che, fino al luglio 2010, l’articolo 226-10 del codice di procedura penale, relativo alla denuncia calunniosa, stabiliva una presunzione incontestabile di falsità dei fatti in caso di scarcerazione o assoluzione, comportante il rischio di una condanna penale per la vittima che ha denunciato i fatti.

Se il quantum della pena riguarda essenzialmente la società, la sentenza di scarcerazione od assoluzione coinvolge direttamente la vittima. Essa deve dunque avere la possibilità di esercitare il suo legittimo diritto di ricorrere e presentare appello contro questo tipo di sentenze.

E’ questo, appunto, l’obiettivo di questa proposta di legge, che intende mettere fine ad una anomalia giuridica e ad uno scandalo per le vittime coinvolte.


 

PROPOSITION DE LOI

Article 1er

1. Le 3° de l’article 497 du code de procédure pénale est ainsi rédigé :
2. « 3° A la partie civile, quant à ses intérêts civils seulement, sauf en cas de relaxe ; ».

Article 2
1. Le 4° de l’article 380-2 du code de procédure pénale est ainsi rédigé :
2. « 4° A la partie civile, quant à ses intérêts civils seulement, sauf en cas d’acquittement ; ».

Article 3
1. L’article 370 du code de procédure pénale est ainsi rédigé :
2. « Art.370.-Après avoir prononcé l’arrêt, le président avertit, s’il y a lieu, l’accusé et la partie civile de la faculté qui leur est accordée, selon les cas, d’interjeter appel ou de se pourvoir en cassation et leur fait connaître le délai d’appel ou de pourvoi. »

Article 4
1. Après le deuxième alinéa de l’article 380-11 du code de procédure pénale, il est inséré un alinéa ainsi rédigé :
2. « La partie civile peut se désister de son appel à tout moment. »

 

http://www.guyteissier.com/proposition-de-loi-detienne-blanc-cosignee-par-guy-teissier-visant-a-permettre-aux-parties-civiles-dinterjeter-appel-en-matiere-penale-des-decisions-de-relaxe-et-dacquittement/

 

FRANCIA - Settanta deputati dell’UMP (Union pour un Mouvement Populaire) sono cofirmatari di una proposta di legge che consentirebbe alle vittime il diritto di presentare appello, in caso di rilascio o assoluzione degli imputati.

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Settanta deputati dell’UMP (Union pour un Mouvement Populaire) sono cofirmatari di una proposta di legge che consentirebbe alle vittime il diritto di presentare appello, in caso di rilascio o assoluzione degli imputati.

La madre di una vittima ha portato la sua testimonianza, martedì scorso,  su RMC (Radio Montecarlo?). Il deputato-sindaco (UMP) del dipartimento dell’Ain, Etienne Blanc, depositerà una proposta di legge presso l’Assemblea nazionale mercoledì, tendente a consentire alle vittime di proporre appello contro le sentenze, in caso di scarcerazione od assoluzione.

Ai suoi occhi, si tratta di “riparare un’ingiustizia”, perché “il procuratore della Repubblica può proporre appello, l’autore del reato anche. La vittima non può farlo”.

Oggi, in un processo penale, è il procuratore della Repubblica che può proporre appello contro le sentenze, in caso di scarcerazione, assoluzione, o quando ritenga che la pena sia insufficiente. L’imputato può, anch’egli, appellarsi contro la sentenza pronunciata. Le vittime, proprio loro, non possono presentare appello se non riguardo a decisioni concernenti il loro indennizzo. Ma esse non possono chiedere alla Corte d’appello di condannare.

La proposta di legge vuole ristabilire un’“equità” tra le vittime e gli imputati. Essa è co-firmata da 70 deputati, tra i quali Henri Guaino, Marc Le Fur, Benoist Apparu, Franck Riester.

Già nel gennaio 2012, Christian Estrosi, deputato-sindaco UMP di Nizza, aveva presentato una proposta di legge in questa direzione. Senza successo.

“Produttore di pacificazione” o “confusione dei ruoli”.

Orbene, questa legge sarebbe un “produttore di pacificazione”, per Alexandre Giuglaris, delegato generale dell’Istituto per la Giustizia. “Non si tratta di vendetta, ma di mettere la vittima su un piano di uguaglianza con l’imputato”. Secondo lui “la prima tappa della ricostruzione è che la vittima sia considerata dalla giustizia, appunto, una vittima”.


Al contrario, Françoise Martres, presidente del Sindacato della magistratura, getta l’allarme su una possibile deriva negativa. Ella teme principalmente una “confusione dei ruoli”, con una vittima “elevata al rango di procuratore”. Secondo lei, “non spetta alla vittima chiedere una condanna, non esercita tale potere. Deve avere un suo ruolo, solo il suo ruolo”.


“Tradita ed abbandonata”.

Michelle Bidart è madre di un figlio autistico di 32 anni. Nel 2003, suo figlio è stato violentato da un uomo. Il processo si è svolto nel 2008, l’uomo è stato rilasciato e la procura non ha presentato appello contro questa decisione. E lei (la madre) non ha potuto fare nulla.

“Improvvisamente, il tutto vi cade addosso, non se ne parla più”. Sottolinea che la sua famiglia sta ancora pagando, “ci sono delle conseguenze ancora gravi”. Si sente “tradita ed abbandonata dalla giustizia”.

“E’ necessario essere su un piano di eguaglianza, questa è la prima delle giustizie”, insiste…


http://rmc.bfmtv.com/info/548417/acquittement-vers-une-loi-permettre-aux-victimes-faire-appel/

 

Carissimo Umberto, il forum, come tutte le diavolerie della rete, viene frequentato da chi possiede gli strumenti e le conoscenze per accedervi. Tra i forum che l'associazione mette a disposizione dei suoi associati quello di assistenza psicologica è un f

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Carissimo Umberto, il forum, come tutte le diavolerie della rete, viene frequentato da chi possiede gli strumenti e le conoscenze per accedervi. Tra i forum che l'associazione mette a disposizione dei suoi associati quello di assistenza psicologica è un forum frequentato nel silenzio della lettura. 

Anche quando nessuno scrive una risposta alle nostre proposte di riflessione, un discreto numero di persone lo legge. E' per tutti questi lettori silenziosi che continuiamo a lanciare bottiglie nel mare, nella speranza che sempre più persone, come lei, le raccolgano e leggano i nostri messaggi. 

Quelli della psicologia sono messaggi che ancora nel nostro paese, arretrato culturalmente rispetto al resto dei paesi occidentali, quasi sempre cadono nel vuoto. Le persone temono di essere giudicate o considerate poco sane di mente, e non raccolgono invece lo spirito che guida l'azione di chi si dedica a questa professione: aiutare le persone a risolvere le difficoltà che la vita mette loro davanti! 

La psicologia è una disciplina pratica, concreta, che usa la parola per trasformare il mondo delle persone e il mondo in cui viviamo in luoghi piacevoli da abitare. Perché questo possa avvenire è necessario che le persone si affidino. Se lei scrive, Umberto, probabilmente ha giudicato affidabile questo contesto: sa che qualunque cosa vorrà condividere con noi non sarà giudicata o considerata strana. Ha fiducia e ci aiuta ad avere fiducia in quello che cerchiamo di fare. 

Il linguaggio psicologico e i percorsi che la psicologia ci propone richiedono fiducia perché a volte scardinano le nostre certezze e ci chiedono di vedere le cose da altri punti di vista, punti di vista diversi da quelli dei luoghi comune. 

Veniamo alla parola "limbo" che lei giustamente usa per esprimere quella condizione di sospensione nella quale il tempo smette di scorrere in forma lineare e comincia a ritornare sempre su se stesso (l'eterno ritorno, lo chiamavano gli antichi), condizione nella quale piombiamo quando un dolore così grande da spezzare il nostro cuore ci colpisce a causa della morte di una persona che amavamo. 

Nell'esperienza del lutto, questo stato di sospensione dalle cose, dalla vita, dallo scorrere, dal flusso, ci coglie e ci costringe a restare in balia del suo potere. Ci porta a stare fuori dalla vita, nell'indecisione, come lei afferma, tra l'essere addolorati per la perdita e l'essere speranzosi che l'altro viva una condizione di pace e serenità, e che quindi anche noi possiamo ritornare ad essere sereni. E' come se questi due sentimenti si equivalessero dentro di noi e ci lasciassero bloccati, sospesi nel Limbo, appunto. 

Questa, Umberto, è una fase del lutto (che nel suo caso, come in quello di molti lettori del forum, le ricordo, è complicato, non normale, diciamo, tra virgolette. Ed è per questo che dura più a lungo). 

Prima o poi, la vita ci ricatturerà nel suo scorrere e due saranno le possibilità: 

1 - ammalarsi e morire precocemente 

2 - lasciare andare l'altro verso la sua nuova vita, smettendo di trattenerlo su questa terra. 

Nel primo caso, il nostro dolore sarà stato inutile e, non essendosi trasformato in qualcosa di costruttivo, procurerà esclusivamente altro dolore ad altre persone che ci amano e dipendono da noi. E darà la misura della nostra immaturità affettiva. 

Nel secondo caso, il lutto procederà verso un'elaborazione. La vita di quella persona riprenderà il suo corso, avendo fatto tesoro del dolore sofferto. 

La persona che avrà elaborato il proprio lutto sarà una persona più bella, più complessa, più serena. Darà un nuovo senso alla propria vita, e sarà di guida ad altre persone. Possederà una concezione più ampia dell'amore e una comprensione più profonda della vita, liberandosi dell'ossessione per la perdita della persona amata, uscendo dal limbo, imparando e insegnando ad altri ad amare in modo più profondo e più saggio. 

In alcuni casi, è difficile compiere da soli o con i consigli dei nostri conoscenti questa trasformazione. In questi casi, è necessario affidarsi all'aiuto di qualcuno che sappia condurci per mano verso questa metà. Gli psicologi sono le uniche persone specificamente formate per aiutarci a percorre questo cammino capace di trasformare la sofferenza e il dolore in nuova vita per noi e per coloro che amiamo. 

Perciò vi invito nuovamente a non lasciar morire questo forum virtuale nella speranza che possa condurci alla creazione di un forum reale nel quale incontrarci concretamente e aiutare altri a trasformare il proprio dolore in nuova linfa vitale. 

Un abbraccio forte forte, Umberto, a lei e a sua moglie e a tutti i lettori del forum, nella speranza che come lei abbiano fiducia e condividano con noi le proprie esperienze.
Stefania Tucci, psicologa-psicoterapeuta

http://www.vittimestrada.org/UGF/viewtopic.php?lng=it&id=22&t_id=137&pagina=1