Morte Renzo Formosa, respinta quarta richiesta di patteggiamento. Pietro Crisafulli (A.I.F.V.S. Onlus): “Giustizia segua suo corso, carnefici devono andare in carcere”

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casoformosaSIRACUSA. La giustizia vuole andare fino in fondo. E’ quanto emerso dall’udienza riguardante la morte di Renzo Formosa, che lo scorso luglio avrebbe compiuto 18 anni.

Nel corso dell’udienza preliminare, tenutasi nella mattinata del 26 settembre, è stata respinta la quarta richiesta di patteggiamento avanzata dalla difesa dell’imputato, la quale aveva cercato di accordarsi per una condanna pari a tre anni e sei mesi.  Il giudice Liborio Mazziotta ha ritenuto quanto richiesto non congruo rispetto alla morte del giovane, trasmettendo gli atti al presidente del tribunale Antonio Maiorana, col fine di favorire l’assegnazione del fascicolo ad un altro giudice monocratico.

L’incidente si verificò in via Bartolomeo Cannizzo nella tarda mattinata del 21 aprile 2016. L’allora studente dell’istituto Nautico, perse la vita a seguito dell’impatto della sua moto contro una Fiat Panda che percorreva il senso di marcia opposto. A nulla sono valsi i tentativi di rianimazione della vittima, deceduta a causa delle gravi e multiple lesioni riportate, specie al torace e agli arti inferiori. Si originò anche una gara di solidarietà tutta siracusana per donargli sangue.

A sostegno della famiglia anche il responsabile della sede di Catania dell’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada Onlus, Pietro Crisafulli, padre di Mimmo Crisafulli, scomparso a seguito di un terribile incidente consumatosi tra via Sacco e via De Logu, nel quartiere di Barriera, a Catania, il 6 marzo del 2017: “Credo che il servizio de ‘Le Iene’ abbia influito direttamente sulla decisione presa dal giudice. Ho seguito la vicenda in prima persona, a nome del ruolo associativo che ricopro. Sono spesso in contatto con la mamma di Renzo. La giustizia non è uguale per tutti. Sono contento dell’esistenza di giudici siciliani che riconoscono l’omicidio stradale. Non si può patteggiare con la vita. Nel caso di mio figlio, purtroppo, si sono fermati alla prima richiesta di patteggiamento, accordando una scandalosa condanna a 5 mesi e dieci giorni con la condizionale e la non menzione per l’assassina. Ritengo che questi soggetti debbano andare in carcere. I carnefici sono sempre liberi e nessuno di loro paga per quanto commesso. Bisogna processarli, urleremo giustizia finché avremo voce in gola”.

“Plauso al coraggio del giudice Liborio Mazziotta che, a differenza di altri giudici, ha ritenuto di approfondire il caso e non concedere un facile patteggiamento come invece è successo nel processo per l’omicidio di Mimmo Crisafulli  - afferma il presidente dell’A.I.F.V.S. Onlus, Alberto Pallotti -. Questo dimostra che tali gravi casi, soprattutto quando è ipotizzato un concorso di colpa di una vittima che non può difendersi, devono essere tolti dalla discrezione di un giudice. Il processo va celebrato, il patteggiamento è stato abusato in molti casi. Abbiamo proposto, assieme alla famiglia Crisafulli, un ricorso presso la suprema corte di Cassazione perché dichiari illegittimo il patteggiamento in caso di concorso di colpa. L’udienza ci sarà nel 2020”.