Dramma Musile di Piave, Paola Conte Bortolotto (A.I.F.V.S. Onlus): “Solidarietà a famiglie colpite, legge poco precisa”

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VENEZIA. E’ un vero e proprio dramma quello consumatosi a Musile di Piave nella mattinata del 1° novembre. Erano le 8 di mattina quando Alberto Antonello e la sua fidanzata, Giulia Zandarin, sono saliti in macchina per tornare a casa, a Castelfranco Veneto. Ad attenderli un destino fatale: la vettura su cui viaggiavano è andata fuori strada, capovolgendosi in un fossato. Giulia ha perso subito la vita ed i tentativi di salvataggio dei sanitari del Suem 118 e dei vigili del fuoco (armati di cesoie per estrarre i due giovani dalle lamiere) sono serviti solo a favorire il trasporto in elicottero, presso l’ospedale Angelo di Mestre, di Alberto, che lotta tra la vita e la morte in coma farmacologico.

Stando a quanto si apprende dalle prime ricostruzioni, il conducente, fratello di Andrea Antonello (ragazzo autistico che, con la sua storia salita alla ribalta grazie a momenti di grande condivisione con il padre Franco, ha ispirato il film di Gabriele Salvatores, “Tutto il mio folle amore”) sarebbe risultato positivo all’alcol test. Un aggravante non da poco se si considera che tale dato, per un neopatentato come Alberto, sarebbe dovuto risultare pari a zero. Tra l’altro, poche ore prima dell’inizio della serata presso la discoteca “King’s” di Jesolo (notte di Halloween), il 19enne era stato fermato dagli agenti della polizia, che aveva disposto il ritiro della patente, dato il ritrovamento, nella vettura, di una piccola quantità di hashish. A bordo risultava esserci anche un passeggero in più dei 4 consentiti dalla legge in relazione all’abitacolo.

Una tragedia rispetto alla quale si è pronunciata la responsabile della sede di Treviso dell’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada Onlus, Paola Conte Bortolotto, che ha espresso, in una nota stampa, tutta la sua solidarietà alle famiglie colpite: “Una tragedia annunciata che si poteva evitare - afferma -. Il rischio viene sottovalutato, non c’è consapevolezza del fatto che alcune scelte possono avere delle conseguenze molto gravi. Bisogna sempre chiedersi: mi metto in strada con senso di responsabilità o sto mettendo a rischio me stesso e chi è con me? Ognuno di noi dovrebbe porsi questa domanda ogni volta che si mette al volante. Siamo stanchi dei balletti dei numeri. Ognuno ha la propria statistica, ma non si riesce a  tradurre questi  numeri in prevenzione”. La rabbia della Bortolotto è tanta: “Cosa ce ne facciamo di questi dati se non viene dato seguito a progetti direttamente collegati? E’ necessaria una sistematica educazione alla strada. Esiste una legge del 1991 che prevede l’approdo di tale disciplina nelle scuole di ogni ordine e grado. Non viene mai applicata e non comprendiamo il perché. Alla Motorizzazione vorremmo proporre di integrare corsi specifici nella fase di acquisizione della patente. Non può bastare insegnare la semplice conduzione pratica di un mezzo o le regole della strada: c’è bisogno di affrontare il problema delle conseguenze di una guida irresponsabile. Con il nostro progetto ‘Ri-mettiamoci la testa’, siamo riusciti a raggiungere solo un numero esiguo di persone. Sarebbe importante che questa possibilità fosse apprezzata da tutti”. Per la referente A.I.F.V.S. Onlus, il problema è culturale: “Per arrivare a risultati importanti, si deve passare ancora dalla deterrenza e dai controlli fuori dalle discoteche o sulle strade principali. Queste azioni di tutela globale sono sempre meno ed a causare tale lacuna è, fondamentalmente, anche una legge poco precisa. Se viene previsto il ritiro della patente, perchè questo non avviene immediatamente? Non si capisce perchè ci debbano essere deroghe o permessi per arrivare a casa. Le pene devono essere certe e giuste”.

Una scia di pensiero condivisa dal presidente dell’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada Onlus, Alberto Pallotti: “Questa normativa si dimostra debole. Ciò che è successo a Venezia è davvero inaccettabile. Le forze dell’ordine avevano correttamente ritirato la patente, ma non è bastato a salvare la vita di Giulia. La misura applicata non è sufficiente, serve il sequestro del veicolo, anche se è di proprietà di un’altra persona. Capisco i diritti di tutti, ma è in atto una vera e propria strage sulle nostre strade. Sono necessarie misure più efficaci”.